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Sistema Solare PDF

 

 

 

 Abbiamo perlustrato con i telescopi gli angoli più remoti dell'universo, eppure il sistema solare, il "giardino" di casa nostra, è quello che ci offre le sorprese più inattese e affascinanti. Le ultime esplorazioni delle sonde hanno messo in luce fenomeni e caratteristiche stupefacenti di pianeti e satelliti. Le valli alluvionali di Marte, i vulcani di Io, gli oceani di Europa, gli anelli di Urano sono soltanto alcune delle nuove scoperte che hanno rivoluzionato le nostre conoscenze sul sistema solare.
 


Tutto iniziò 4 miliardi e 600 milioni di anni fa, in un piccolo angolo dell'universo, all'interno della Via Lattea. Successe qualcosa di assolutamente normale per la vita del cosmo ma di assolutamente straordinario per le conseguenze che avrebbe avuto per noi. Una supernova, una stella prossima a morire, subì un'immane esplosione innescando una serie di fenomeni che portarono alla nascita del nostro sistema solare. 

Dal caos di una nube primordiale, all'origine del sistema solare. Ed ecco nove pianeti che da centinaia di migliaia di anni inanellano orbite ellittiche attorno al Sole. Ma come si sono formati? L'ipotesi più accreditata nella comunità scientifica è quella della teoria nebulare dell'accumulazione. Si pensa cioè che il Sole sia nato da una enorme  nube di gas che, dopo essere stata innaffiata dal materiale solare primordiale, abbia subito nelle zone più esterne, dei "disturbi gravitazionali" dando origine ai pianeti. Il Sole, durante la sua formazione era immerso in una nube di gas e polvere appiattita come un disco che gli orbita intorno. La giovane stella col passare del tempo si contrasse diminuendo di dimensioni. A causa di ciò la stella aumentò la sua rotazione, come richiesto dalla legge di conservazione del momento angolare; la rotazione divenne così energica che le regioni equatoriali si disgregarono e spruzzarono un disco di materiale, un pò come le scintille lanciate da una girandola.
  Gli spruzzi di materia erano composti soprattutto da idrogeno (H) ed elio (He), più una piccolissima percentuale di altri elementi pesanti come ferro, carbonio, silicio, nichel, oro e uranio.


  Le particelle più leggere vennero spinte più lontano verso l'estremità del disco, mentre quelle più pesanti rimasero più vicine al centro. Questa separazione sarà determinante per la struttura finale del sistema solare: i pianeti terrestri (piccoli, densi e con superfici solide) si trovano vicino al Sole, mentre i pianeti di tipo gioviano (i giganti gassosi) occupano le regioni più esterne.


  I pianeti si formarono dall'aggregarsi di grumi di un gigantesco minestrone di polveri e atomi, grazie alla forza di gravità. Nella parte vicina al Sole, questi frammenti nell'arco di qualche migliaio di anni raggiunsero dimensioni dell'ordine del centimetro. La forza di gravitazionale dei grumi disturbò l'omogeneità della nube, portando i grani a dimensioni del chilometro. Erano nati i planetesimi, che fondendosi con altri oggetti, sotto la regia della gravità formarono i pianeti. 
  La fascia degli asteroidi, che attualmente occupa la zona tra Marte e Giove, è la testimonianza di scontri rovinosi tra questi planetoidi. Nelle regioni più esterne della nebulosa le cose sono andate diversamente a causa delle diverse condizioni di pressione e temperatura, la distanza dal Sole non ha permesso di scaldare a sufficienza la nube: il gas quindi è più freddo e i grani hanno dimensioni minori.


  A questo punto la nebulosa si presenta come un'insieme di corpi solidi in rotazione, capaci di disturbarsi l'un l'altro grazie all'effetto della gravità. Nel giro di circa 100 milioni di anni la situazione si normalizza. I pianeti interni "asciugano" i detriti della polvere; ma quando i pianeti terrestri sono formati, il futuro Giove, Saturno, Nettuno e Plutone sono ancora nella prima fase della loro crescita: ciò che diverrà il loro nucleo solido è ancora avvolto in un gas tenue che bisognerà aspettare ancora migliaia di anni prima che andrà a formare i pianeti. 


Mercurio è il pianeta più vicino al Sole, è piuttosto desolato: la sua superficie è completamente butterata da crateri grandi e piccoli, faglie e solchi che si aprono come ferite di un vecchio guerriero che ha resistito agli innumerevoli bombardamenti delle meteoriti.
 

Poi c'è Venere, il pianeta millantatore di una bellezza inesistente, avvolto costantemente da una impenetrabile coltre di nubi di ammoniaca, che lo rende così il pianeta più caldo. La sua superficie non offre niente di meglio: distese desertiche e, forse, qualche vulcano in attività.
  La terza pietra che forma il sistema solare è la Terra, l'unico luogo in cui la vita ha prosperato e in cui l'acqua è presente in tutte le sue possibili forme: nuvole, mari e ghiacci.


  Un salto ancora verso l'esterno e si raggiunge Marte, l'unico piante con la superficie rossa, i cui solchi, che appaiono come una rete di canali artificiali, hanno scatenato la fantasia di scienziati e scrittori a metà dell'800, aggiungendo al nostro vocabolario un termine inequivocabile: marziano.
  E con un balzo di 550 milioni di chilometri si lasciano i pianeti cosiddetti terrestri per entrare nella zona di quelli gioviani, o giganti gassosi. Il primo è appunto Giove, la cui atmosfera a strisce colorate non può essere distinta dalla superficie. E soltanto una bolla di gas ha impedito a Giove di diventare, per nostra fortuna, un secondo sole. leggermente più piccolo è Saturno, il pianeta circondato da luminosi anelli, l'unico ad avere una densità minore dell'acqua: prendete una vasca abbastanza grande e il pianeta galleggerà.


  Ai confini del sistema solare ruotano Urano, Nettuno: sicuramente gassosi ma ancora piuttosto avvolti nel mistero.

 

Il 24 Agosto 2006 l'assemblea dell'Unione Astronomica Internazionale (IAU) riunita a Praga, ha votato per togliere a Plutone lo status di pianeta. Da quel momento Plutone è classificato come "pianeta nano" e nel sistema solare restano otto pianeti maggiori. Scoperto per la prima volta nel 1930 da Clyde Tombaugh (USA), Plutone fu inizialmente ritenuto più grande di quanto non sia in realtà, infatti è addirittura più piccolo di molti satelliti del sistema solare . Le ricerche successive hanno portato alla scoperta di corpi celesti con dimensioni simili a quelle di Plutone, non classificati come pianeti. Il pianeta maggiore più distante dal Sole è ora Nettuno.
 

 
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