La teoria del Big Bang
è la teoria dell'evoluzione dell'Universo, dall'istante della
"Creazione" in poi, con particolare attenzione su ciò che è avvenuto
nei primissimi tempi. Dunque "Creazione" corrisponde a tempo = 0;
mentre Teoria del Big Bang corrisponde invece a tempo > 0. La
Creazione corrisponde all'istante in cui le Leggi della Natura, e lo
spazio-tempo vengono ad esistere dal Nulla Assoluto; le successive
"creazioni" corrispondono all'apparire, conformemente alle preesistenti
leggi, di entità fisiche che in precedenza non si trovavano ancora. Per
le varie creazioni, dunque, ha senso parlare di "prima", mentre non ha
senso parlarne per la Creazione, in quanto essa coincide con l'apparire
del concetto di "tempo".
Come si è giunti al Big Bang?
Nel 1916, Einstein pubblicò la sua Teoria della Relativ ità generale.
Essa pose fine ad una disputa secolare sull'azione a distanza che prima
aveva arrovellato perfino lo stesso Newton e cioè di come fosse
possibile che due oggetti distanti tra loro, tra i quali c'è il vuoto
(come la Terra e il Sole), subiscano una attrazione reciproca e di che
cosa fosse fatto questo mediatore fisico che faceva da elastico. La
Teoria della Relatività generale risolve questo problema mostrando che
lo spazio-tempo possiede, punto per punto, una geometria non rettilinea
dovuta alla presenza di masse, e che gli oggetti che vi sono immersi
non fanno altro che seguire passivamente i percorsi curvilinei
delineati da questa geometria. Questa teoria, che descrive la geometria
dello spazio-tempo, fu applicata all'Universo nel suo insieme.
Sorprendentemente, tutte le soluzioni possibili di Einstein mostrarono
che l'Universo non può essere "stazionario" su vasta scala, come si era
da sempre assunto, ma doveva essere o in contrazione o in espansione.
La necessità di considerare un universo non "stazionario" non si
sentiva da nessuna parte e Einstein stesso si sentì costretto a
inserire un nuovo termine detto "costante cosmologica", ( cosa di cui
egli stesso si pentì ) essa applicata alle sue equazioni consentiva
descrizione di universi "stazionari".
Contemporaneamente Hubble
già disponeva di prove osservative che indicavano un'espansione
dell'Universo, proprio come previsto da Einstein nella sua Teoria della
Relatività generale nella forma originaria, cosa che per Hubble era
incredibile e non la rese pubblica fino al 1929 dopo essersi reso conto
che i dati sperimentali erano certi.
L'approssimazione con cui Hubble fu in grado di valutare il valore
numerico del fattore di espansione era molto ampio, ma al di là di ogni
possibile dubbio le sue osservazioni dimostravano senza ombra di dubbio
che l'universo si stava espandendo.
Hubble ipotizzò che tutte le galassie di un certo tipo abbiamo la
stessa luminosità intrinseca e dedusse che più piccole e meno luminose
apparivano, più dovevano essere lontane da lui ed in modo calcolabile.
Prendendo poi in considerazione gli spettri si accorse che la luce che
emetteva era spostata verso il rosso tanto più quanto erano lontane.
Interpretando tale arrossamento come effetto Doppler, giunse alla conclusione che le galassie si allontanano da noi quanto più velocemente quanto più sono lontane.
La constatazione che l'Universo si espande può far nascere delle
domande più che legittime: se tutte le galassie si allontanano
simmetricamente dalle Terra vuol dire che la Terra è al centro
dell'Universo? Se la velocità delle galassie è proporzionale alla
distanza, è possibile che esistano galassie così distanti che la
velocità di allontanamento sia pari a quella della luce ? Cosa avverrà
oltre ? La Teoria della Relatività Generale non proibisce tutto ciò ?
La risposta a queste domande è che noi non siamo al centro
dell'Universo perché una situazione come quella descritta e
perfettamente simmetrica dovunque, se ci spostiamo dalla Terra a un
punto qualsiasi, per quanto lontano, troveremo che anche da quella
posizione le galassie si allontanano in modo "simmetrico" tra di loro.
Non esiste un punto geometrico dell'Universo e quindi un punto di
osservazione equivale l'altro.
Per
rispondere alla seconda domanda bisogna tenere conto che le galassie
non si "allontanano" tra di loro come un treno sui binari dalla propria
stazione. E' il "tessuto spaziale" che si "dilata" e "trascina" con se
le galassie. L'esplosione dell'universo non è l'esplosione di una bomba
che proietta le schegge attorno a se in uno spazio già preesistente. Si
tratta piuttosto di un aumento "della quantità di spazio". Dato che la
Teoria della Relatività Generale fa riferimento a uno spazio tempo
"statico" essa non ha alcun potere su questa "espansione" dello spazio,
quindi potrebbe essere che l'Universo nella sua totalità sia infinito e
che parti infinitamente lontane si espandano a velocità infinite.
L'orizzonte che delimita la frazione di Universo con cui possiamo
interagire è dato proprio da quelle galassie che, allontanandosi
"quasi" alla velocità della luce. Riescono ancora a inviarci fotoni
che, per effetto Doppler, sono spostati a lunghezze d'onda sempre
maggiori, ed energie sempre minori, fino a svanire del tutto.
Fatte queste premesse dato che due oggetti si allontanano con velocità
proporzionale alla distanza ed il fattore di proporzionalità è finito,
(Ho=v/d dove:Ho è la costante di hubble, v è la velocità e d è la
distanza) basterà risalire all'indietro nel tempo in una quantità
finita per raggiungere il momento in cui tutte le parti costituenti
l'Universo (materia, energia, spazio e tempo) erano concentrate in un
solo punto da cui è partita l'espansione o il Big Bang.
I tempi del Big Bang
Al giorno d 'oggi, noi osserviamo un certo ritmo di espansione
dell'Universo, ma sappiamo che tale ritmo doveva essere maggiore in
passato, poiché l'attrazione gravitazionale della stessa materia che
compone l'Universo lo ha, col passare del tempo, un po' diminuito. Per
calcolare quanto tempo fa ha avuto luogo il Big Bang, dunque, bisogna
conoscere con esattezza due quantità: l'attuale tasso di espansione. e
la densità media dell'Universo, da cui ricavare le informazioni sul
rallentamento dell'espansione.
Purtroppo, nessuna delle due quantità è nota con la precisione che
desidereremo. Il ritmo di espansione viene definito "costante di
Hubble" ( Ho ), e viene misurato in chilometri al secondo per
megaparsec (il che vuol dire che un oggetto distante da noi M
megaparsec si allontana con una velocità pari ad M * Ho/Km sec. ). Una
formula semplice consente di calcolare I'età dell'Universo, espressa in
miliardi di anni:
età = 1OOO C/Ho
laddove
C è una funzione del rallentamento dell'espansione che, per il momento,
si può porre C = 1. Dunque, se Ho = 5O Km/ sec*Mpc età =20 miliardi di
anni mentre, se Ho=100, età' =10.
Molti ricercatori propendono per un valore di Ho compreso tra 50 e 60,
adducendo ottimi motivi. Purtroppo, altrettanto buoni motivi sono
addotti da ricercatori che propendono per un valore di Ho tra 80 e 100.
C'è poi il rallentamento. In questo caso, il problema è molto
controverso, e non solo per quanto riguarda età dell'Universo. Per ora
teorie (ed osservazioni) rivali affermano che il coefficiente C che
compare nella formula precedente, difficilmente può essere maggiore di
0,85, e difficilmente minore di 0.67. Dunque, il Big Bang può essere
avvenuto tra un massimo di 17 miliardi, ed un minimo di 6.7 miliardi di
anni fa. Una grande incertezza. Una certa serie di indizi sembra
comunque escludere la cifra più bassa (già l'età del sole è 4,7
miliardi di anni, e prima della nascita del sole devono essersi evolute
diverse generazioni di stelle, per non parlare di almeno un miliardo di
anni necessario per la formazione della galassia): probabilmente, come
spesso avviene, la verità sta nel mezzo, e la vera età dell'Universo si
aggira nell'intervallo tra 11 e 14 miliardi di anni.
Da quello che si è detto prima scaturisce una polemica "conflitto di
età" e cioè che l'età dell'Universo, che non può superare i 14 - 15
miliardi di anni, non si concilia con l'età degli Ammassi Globulari
che, secondo alcune versioni della teoria dell'evoluzione stellare, non
può essere inferiore a 16 - 20 miliardi di anni. Dunque, si è parlato
di "crisi" o perfino di "morte" del Big Bang, ma le conclusioni sono
affrettate, in primo luogo, l'età degli Ammassi Globulari è ben lungi
dall'essere determinata con l'accuratezza che alcuni astrofisici
sostengono. Quando si mettono a confronto in modo critico i risultati
teorici ed osservativi più recenti, si scopre che questa età può essere
fatta scendere in, modo consistente, fino ad 11 o 12 miliardi di anni,
senza andare contro il quadro teorico e sperimentale che gli scienziati
dispongono e poi c'è da tenere in considerazione la costante
cosmologica di Einstein. Nel caso in cui essa fosse diversa da zero,
l'universo, dopo una prima fase di espansione, si sarebbe "fermato" per
un certo numero M di miliardi di anni, per poi riprendere ad espandersi.
Il meccanismo del Big Bang
Si è accennato alla Teoria della Relatività Generale, come teoria della
gravitazione. La gravitazione, però, è solo una delle quattro forze o
meglio: "interazioni" che, per quel che si ritiene sapere oggi,
governano l'Universo. Le altre tre sono: l'interazione elettromagnetica, quella cosiddetta "debole" (che presiede a tutta una famiglia di decadimenti radioattivi), e l'interazione "di colore" che una volta era detta "interazione forte"
(che tiene assieme nuclei atomici e particelle elementari). Queste
ultime tre interazioni, vengono oggi descritte in base alla Teoria
Quantistica dei Campi.
Ciascuna delle quattro interazioni non è altro che una manifestazione
particolare di una interazione unica, ancor più fondamentale. Si è
dunque alla ricerca della cosiddetta "Teoria del Tutto",
che comprenderebbe tutte le leggi della fisica in un'unica
formulazione. Se riuscissimo a riprodurre in laboratorio energie (o
temperature) così elevate come quelle esistenti subito dopo il Big
Bang, potremmo sperimentare questa unificazione delle quattro
interazioni. Ma perfino con i più grandi acceleratori di particelle
esistenti al mondo, siamo ancora miliardi di miliardi di volte al
disotto delle energie necessarie.
Secondo i fondamenti della Teoria del Tutto immediatamente dopo il Big
Bang le quattro interazioni fondamentali sarebbero state unite ed
indistinguibili l'una dall'altra. Ci sarebbe stata dunque un 'unica
"forza della natura" mentre le cariche elettriche, quelle nucleari, la
gravitazione eccetera non sarebbero ancora state presenti. Giunti però
a tempo -44 (cioè ad una frazione di secondo con 44 zeri dopo la
virgola), l'interazione gravitazionale si sarebbe "staccata" dalle
altre tre e sarebbe apparsa per la prima volta la forza di gravità
propriamente detta perché la temperatura era ormai scesa al di sotto
del minimo indispensabile a mantenere unificazione delle interazioni.
Scendendo, a tempo -33 si sarebbe poi "staccata" l'interazione di
colore, ed in quell'istante sarebbero dunque comparsi i quark (o per
meglio dire: dei pesanti agglomerati di quark), che oggi sono ritenuti
mattoni costituenti la materia. A tempo -9 si sarebbero divise le due
interazioni restanti, e cioè la debole e l'elettromagnetica, mentre a
tempo -2 i protoni sarebbero diventati stabili, ed a tempo O (e quindi
ad un secondo dal Big Bang) si sarebbero formati i primi nuclei atomici.
Se dunque fossimo in possesso della Teoria del Tutto, saremmo in grado
di delineare con precisione tutti gli avvenimenti occorsi a partire
dall'istante tempo = O. Purtroppo, i primi frammenti di Teoria del
Tutto di cui disponiamo, ci pongono di fronte ad un problema che, al
momento, è irrisolto: la Teoria della Relatività Generale e la Teoria
Quantistica del Campi (e cioè le due teorie di base che governano tutte
le interazioni conosciute) sono incompatibili tra loro. Sovrapporre la
Teoria della Relatività Generale con la Teoria Quantistica dei Campi,
quando questa erano una sola, porta ad assurdità logiche, mentre se
prese singolarmente sono perfettamente efficienti ; ciò porta alla
formazione di un orizzonte che corrisponde a tempo -44 nel quale esse
si sono divise. Il tempo -44 non può attualmente essere indagato in via
di principio e quindi rappresenta per la scienza, in qualche modo, il
vero inizio dei tempi. In quell'istante l'Universo era composto da un
magma di particelle super-pesanti (tra cui le particelle X ed Y,
ipotizzate che sono un passo intermedio verso la Teoria del Tutto ma
ancora mai osservate) che collidevano e si trasformavano le une nelle
altre. Materia ed antimateria erano, in quel momento, in equilibrio tra
loro. Giunti a tempo -37, secondo alcune teorie si verificò un evento
di particolare interesse per i futuri destini dell'Universo: l'inflazione.
Schematizzando molto, si può dire che il Vuoto cambia di stato (il
Vuoto, quindi, è profondamente diverso dal Nulla; il Vuoto contiene già
le leggi della natura e può sussistere in molti stati). In un certo
senso, prima di quel tempo il Vuoto era troppo "compresso" per
liberarsi di un eccesso di energia che possedeva, e se ne liberò appena
possibile, cedendola allo spazio-tempo stesso, la cui espansione venne
così tremendamente accelerata. Bisogna ricordare che questa espansione,
non essendo una "velocità" fisica, ma una dilatazione dello "spazio" in
quanto tale, non è condizionata dalla velocità della luce, durante
l'inflazione ogni singola "regione" componente l'Universo si dilata di
un ammontare spropositato, un 1 seguito da 50 o 60 zeri prima della
virgola. Senza inflazione, la frazione di universo che oggi è
accessibile alle osservazioni aveva, all'istante iniziale, una
dimensione di circa -35, espressa come logaritmo di una distanza in
centimetri. Con l 'inflazione, la dimensione iniziale dello stesso
ammontare attuale di spazio era forse -90 -100. I 'inflazione termina a
tempo -34, lasciando una conseguenza molto importante. Se prima
esistevano, da un punto all'altro del proto-Universo, fluttuazioni di
densità o temperatura, il fatto di aver dilatato immensamente regioni
minuscole, all'interno delle quali le fluttuazioni non potevano essere
che trascurabili, ha reso pressoché omogenee delle zone vastissime di
spazio. Prima che si pensasse all'inflazione, i cosmologi non sapevano
dare spiegazione all'apparente omogeneità dell'Universo su vasta scala,
e specialmente dall'omogeneità della famosa radiazione di fondo a 2.73
gradi Kelvin. Tutto sta ad indicare che questa omogeneità sia proprio
la conseguenza dell'inflazione, la quale sembra quindi risolvere il
problema.
A tempo -33 la temperatura diminuisce via via (a questo punto la
temperatura e scesa a un milione di miliardi di miliardi di gradi) e le
collisioni tra le particelle non sono più violente come prima. Gli urti
non riescono più a creare particelle X ed Y, e queste decadono
rapidamente in quark ed antiquark. Se questo decadimento fosse stato
del tutto simmetrico non ci sarebbe materia nell'Universo. E certo però
(anche se non si è codificato in modo soddisfacente questa legge di
natura) che, su un miliardo di antiparticelle che vengono create, viene
creato un miliardo di particelle più una. Ed è proprio quest'ultima che
sopravvive all'annichilazione generale lasciando come residuo tutta la
materia oggi esistente. Si potrebbe dire che le leggi della natura sono
asimmetriche per una parte su un miliardo, ed in assenza di questa
provvidenziale asimmetria non esisterebbe la materia, il tempo, forse
lo spazio stesso; in pratica non esisterebbe nulla. Che ci sia stata
questa asimmetria proprio in quel preciso istante, ce lo dice anche un
'altra osservazione ; i fotoni, che in precedenza erano in equilibrio
statistico con le particelle/antiparticelle X e Y, si separano quando
queste ultime decadono, contando i fotoni, è possibile sapere anche
quante particelle esistevano a quel momento. Il risultato è che oggi
esistono un miliardo di fotoni per ogni protone e ciò ci conferma
proprio che l'asimmetria materia/antimateria è stata di una parte su un
miliardo. A tempo -10 l'Universo si è raffreddato a tal punto
(centomila miliardi di gradi) da rientrare ormai nei limiti
raggiungibili dai più potenti acceleratori di particelle A tempo - 9 le
particelle W e Z mediatrici dell'interazione debole decadono in
elettroni e fotoni. Quando poi l'Universo raggiunge l'età di un
millesimo di secondo, i pesanti aggregati di quark che ancora
sopravvivono possono finalmente decadere e generare i primi protoni. Si
è ormai in presenza della materia ordinaria, che si conosce bene.
Protoni, dunque che collidono tra di loro per fondere e formare nuclei
più pesanti. Però finché la temperatura non scende al disotto di
qualche miliardo di gradi, l'energia dei fotoni è tale da spezzare
immediatamente questi nuclei appena formati. Dopo un età di qualche
secondo, prima che i fotoni si perdano energia a sufficienza da
lasciare avvenire la nucleosintesi. Si formano subito nuclei di
deuterio, di elio 3 ed elio 4. Poi, però, la catena si interrompe.
infatti, se l'elio 4 assorbe un ulteriore protone, il nucleo prodotto
non è stabile e decade immediatamente, e la stessa cosa avviene se due
nuclei di elio 4 fondono assieme. Al massimo, sporadiche collisioni tra
elio 3 ed elio 4 possono condurre come risultato finale ad una
minuscola abbondanza di litio 7.
Una certa parte dei protoni presenti, per qualche minuto, va in elio 4,
e in altri residui. Poi, anche le reazioni nucleari cessano perché
temperatura e densità sono scese ulteriormente. Alla fine, circa il 25%
della materia è composto da elio 4, ed il restante da idrogeno. Dopo un
milione di anni, quando la temperatura scende al disotto di 5000 gradi,
gli elettroni liberi, cominciano a legarsi ai nuclei atomici ; tale
fase viene detta ricombinazione. Il plasma o gas ionizzato, componente l'Universo fino a quel momento, diventa un
gas normale, non ionizzato. I fotoni, che prima erano continuamente
intercettati e diffusi dagli elettroni liberi, ora non trovano più
alcun ostacolo, poiché la materia è all'improvviso diventata
trasparente. Osservando i fotoni provenienti dalle zone più importanti
dello spazio è emerso il "muro" opaco di radiazione, al di là del quale
non è possibile vedere nulla. Vale la pena di ricordare che la famosa
radiazione di fondo a 2.73 gradi assoluti, rivelata per la prima volta
nel 1964, non è altro che la radiazione emersa dalla ricombinazione e
raffreddata dall'espansione generale dell'Universo fino alla bassissima
temperatura di oggi. Dubitare del Big Bang in presenza di questa
radiazione di fondo, sarebbe come dubitare che siano mai esistiti i
dinosauri, trovandosi di fronte ai loro scheletri fossilizzati. Le
residue fluttuazioni locali di densità hanno dato luogo ad addensamenti
che, nel tempo, sono evoluti come ammassi di galassie, e poi galassie e
stelle fino alla situazione che conosciamo.
Il Big Crunch
Fissato il tasso di espansione attuale dell'Universo, se noi
conoscessimo esattamente la densità di materia-energia presente
nell'Universo stesso, saremmo in grado di sapere se la gravità
esercitata da questa materia-energia è sufficiente a rallentare
l'espansione fino a farla cessare del tutto, e poi a far ricollassare
l'Universo, oppure se la densità è insufficiente, e l'Universo è
destinato ad espandersi indefinitamente. Indicando con Dc la cosiddetta
"densità critica", intesa come la densità appena sufficiente a far
arrestare dopo un tempo infinito l'espansione dell'Universo, se la
densità vera è D < Dc abbiamo davanti a noi un futuro infinito,
mentre se D > Dc si avrà il Big Crunch.
Anche se non si sa ancora la risposta definitiva a qualche certezza gli
scienziati erano arrivati alla conclusione che se ci si limitava a
considerare la materia ordinaria (quella che compone le stelle e le
nubi di gas all'interno ed all'esterno delle galassie), si avevano
buoni motivi per ritenere che essa fosse insufficiente a generare
l'attrazione gravitazionale necessaria a far ricollassare l'Universo.
Ultimamente osservando la rotazione delle galassie a spirale, ci si è
accorti che essa è troppo elevata per permettere alla materia visibile
che le compone di rimanere unita per gravità contro la forza centrifuga
generata dalla rotazione ; tale massa, non visibile, è di composizione
ignota ed è circa 10 volte quella visibile. Questa materia oscura potrebbe essere fatta di neutrini se essi non risultassero del tutto
privi di massa, e se anzi la loro massa fosse considerevolmente grande,
potrebbero essere proprio loro i responsabili dell'arresto
dell'espansione dell'Universo. In alternativa, e stato ipotizzato che
l'Universo sia pieno di enormi quantità di particelle definite
"esotiche", che ancora non conosciamo, e che non interagiscono quasi
per niente con la materia ordinaria. Tali particelle sono state per
esempio ipotizzate da alcune riguardanti i primi istanti dell'Universo.
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